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Terra Santa 2015: un’esperienza senza titolo… e senza misura!

Testimonianza di Sara

Terra Santa altre testimonianze
Ok, sono trascorsi pochi giorni dal nostro ritorno, ma di solito assegnare un titolo a qualcosa, che sia una foto, un testo o un’esperienza, mi viene davvero facile, direi quasi automatico.

In questo caso però, la molteplicità delle emozioni vissute e delle sensazioni che la Terra Santa mi ha regalato, fanno sì che “nominarla” diventi più difficile. Provando ad utilizzare un’immagine mi viene in mente un mosaico, come quelli più e meno antichi che abbiamo incrociato nel nostro percorso. Un mosaico perché fatta di tante tessere, ognuna con la propria specificità, tutte importanti per comporre un unico quadro che comunque non si esaurisce nei giorni trascorsi in terra di Israele e di Palestina ma chiede di continuare l’assemblaggio nel momento del ritorno! Ci sono le tessere scure che provengono dalla terra vulcanica intorno al lago di Tiberiade, quelle bianche delle pietre di Nazareth e quelle rosse del deserto di Gerusalemme. Ci sono poi i tasselli multicolore, quelli che non si possono definire con un’unica sfumature perché sono “pietre vive”! Corrispondono a tutte le realtà umane -di nome e di fatto- che questo pellegrinaggio ci ha dato la possibilità di incontrare, davanti alle quali ci è stato chiesto di non giudicare ma accogliere…e non sempre è stato facile. Un aspetto davvero bello di tutti gli incontri fatti è stato toccare con mano quante persone scelgono di spendersi per gli altri, in un paese dal quale tanti sono fuggiti o desiderano farlo. Entrare a Betlemme nel centro Hogar do ninos Dios, un orfanotrofio che accoglie prevalentemente bambini cerebrolesi e con altre disabilità, è stato come respirare aria pulita dove pensavi di trovare solo polvere. La cura degli ambienti, le immagini allegre e colorate appese alle pareti, il giardino con i giochi, la presenza di suore e volontari, tutto emanava la volontà di esserci e di esserci con amore per i piccoli e grandi abitanti della struttura. Così come ascoltare la storia del Charitas Baby Hospital, unico ospedale pediatrico della Palestina, e recitare il rosario al muro, è stato come bere un frullato di dolore e speranza, accettazione e voglia di cambiare le cose. Fin qui può sembrare che il nostro sia stato “solo” un viaggio fatto di cose terrene, umane…e forse veramente lo è stato, non perché sia mancata la parte spirituale, ma perché questa è filtrata e si è impastata con tutte le esperienze vissute. Il risultato è stato quello di farci conoscere un Dio che non rimane nell’alto dei cieli ma si è fatto mani, riviste, in quella stanza spoglia che è il cenacolo, lavare i piedi dei discepoli, occhi, che hanno visto quello stesso lago e forse quello stesso scorcio di deserto, piedi, che hanno percorso la via Dolorosa e hanno varcato la soglia della casa di Pietro a Cafarnao, orecchie, per ascoltare quel vento e il silenzio di alcuni angoli o il chiasso di una lingua a noi sconosciuta, bocca, che ha pronunciato Parole per tutti e per ciascuno, sangue, caduto sulla pietra del Getzemani e versato sulla Croce del Calvario.

Una delle espressioni che mi è rimasta impressa è “senza misura”. Mi è stata donata durante la confessione che ho avuto la grazia di ricevere durante l’adorazione notturna alla Basilica delle Nazioni e, forse proprio perché anti-descrittiva, si presta bene per raccontare un pellegrinaggio come quello che ho vissuto. Senza misura è stato lo stupore di toccare QUEI luoghi; senza misura anche la grazia di condividere questo viaggio con persone capaci di stimolarmi, ascoltarmi, donarmi piccole e grandi parti di loro stessi; senza misura la profondità di quelle Parole udite e il fatto che parlassero proprio a me; senza misura la precisione organizzativa di chi ci ha accompagnato (Grazie Fratiiii!!!!), non solo in termini puramente tecnici ma soprattutto di sguardo attento a regalarci il regalabile; senza misura, infine, è ciò che questi giorni e quella terra mi hanno lasciato ed è per questo che non riesco e chissà se mai riuscirò a comprenderlo fino in fondo.

Un ringraziamento di cuore a chi mi ha invitato a partecipare a questo pellegrinaggio (Sara Pianigiani), ai miei compagni d’avventura e a tutti coloro che abbiamo incontrato sul nostro cammino.

…In Terra Santa si trovano cose che davvero non sapevi di cercare…

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