«Grazia su grazia» (Gv ,16)
Rientrare a casa dopo l’esperienza della Marcia Francescana è difficile. Riprendere a vivere nella quotidianità per me non è stato facile: cercavo di non lasciar sfuggire niente di quei giorni e davanti a un inevitabile rimpianto non volevo che si riducesse tutto a delle malinconiche emozioni, ma che si trasformasse in un ri-cordo (“riportare al cuore”) e in una nostalgia (“ritorno”) di Qualcun Altro.
Ci siamo incontrati a La Verna, dove abbiamo iniziato a marciare prima con l’anima che con i piedi, sostando in preghiera per una giornata intera. Passare per i luoghi dove ha vissuto San Francesco è fondamentale per comprendere la sua vita: in particolare il monte della Verna, luogo di crisi e quindi di dono. Infatti, come ci hanno ricordato i frati e le suore più volte durante le catechesi, San Francesco a La Verna sperimenta una grande crisi che lo induce a mettere in dubbio tutto il suo operato; chiedendo allo Spirito conforto e consiglio, il santo riceve da Dio Padre il dono delle Stimmate nella visione di Suo Figlio Gesù Cristo. Dio non scende in terra a risolvere i nostri problemi, si è già incarnato una volta per redimerci: la certezza della Sua Presenza è il più grande presente che possiamo ricevere, perché Dio, nel suo eccesso di carità, ci dimostra ancora la nostra libertà, che rimane vera non nel momento in cui la incateniamo alla nostra autoaffermazione, ma nel momento in cui decidiamo di seguirlo. Capire questo per me è stato fondamentale per iniziare il percorso che ci ha condotto al Perdono di Assisi: anche San Francesco sperimentò il limite umano e soffriva per questo, così anch’io piango sui miei peccati; ma se San Francesco, nonostante ciò, ha intrapreso la strada verso la Santità, anch’io posso fare altrettanto.
La Marcia Francescana è molto esigente, richiede una totale essenzialità: la preghiera, cioè la relazione con Dio, come cardine di tutto ciò che si vive, la fraternità per scoprire nella carità il tuo prossimo, e serietà con sé stessi, per superare i muri della superficialità e accedere alle profondità del cuore. Certamente la “spartanità” dell’equipaggiamento e degli alloggi, la modalità aereo del cellulare, le poche distrazioni sono d’aiuto e invitano a individuare e ad ascoltare quel denso silenzio che sostiene la realtà che spesso ci appare rumorosamente vuota. Durante la Marcia consumando le suole delle scarpe si comprende perché il cammino si usa spesso come metafora della vita: percorrere lo stesso tracciato col medesimo passo trasforma l’estraneo in amico; il sudore e la fatica, percepiti come sintomo di fragilità, diventano occasione di conforto e confidenze; il ristoro è più autentico se condiviso con gli altri, appunto i compagni (“condividere il pane”)…
Si arriva alla Porziuncola per chiedere il Perdono e la Grazia. Per fare ciò è necessario essere pienamente consapevoli di una cosa essenziale: l’amore di Dio è più grande del nostro peccato. Con questo non s’intende giustificare gli errori dell’uomo, ma che non bisogna farsi bloccare dal limite del peccato e vivere nel Perdono di Dio: è questo che ci solleva verso le vette della santità. Questo i frati l’hanno rimarcato durante la celebrazione penitenziale, quando facendo riposare il fisico sotto l’ombra degli ulivi, abbiamo avuto occasione di riconciliare l’anima con il Padre.
Arrivando a Santa Maria degli Angeli, si inizia a intuire quale sia l’essenzialità della ricerca umana: infatti la Marcia ha rianimato il desiderio di santità nel mio cuore. E il Papa, a Tor Vergata, ha accolto a braccia aperte questo desiderio dandoci le indicazioni fondamentali per la vita cristiana ricordandoci di:«Ascoltare il suo Vangelo di Salvezza, cercare la giustizia e servire il povero, rimanere uniti con Gesù nell’Eucarestia, fonte della vita eterna, continuare a pregare “Resta con noi Signore”» (cfr. Veglia di Preghiera, Giubileo dei Giovani 2025). Inoltre, concludendo l’omelia della Santa Messa, ha acclamato:«Aspirate a cose grandi, aspirate alla Santità, ovunque siate. Non accontentatevi di meno. Allora vedrete crescere ogni giorno, in voi e attorno a voi, la luce del Vangelo». Riunirsi a Roma con tutti i giovani del mondo è stato incoraggiante: la Verità attira, nonostante si presenti come una grande sfida.
Allora, davanti al timore di perdermi nella superficialità del quotidiano, ricordo le parole della canzone di fra Marco “e adesso che quella fiamma accesa si sta spegnendo, è adesso il momento in cui il vino diventa bello; e adesso Tu mi dici: –Fai quello che sta dicendo–, è Adesso che tutto si trasforma e poi ritrova un senso” (Gv 2, 1-11). E come ha cantato suor Daniela: “ho tante domande, nessuna risposta ma solo una Promessa”.
Ringrazio tutti i frati e le suore che hanno testimoniato la loro fede con i loro sguardi, profondi e curanti, indicandoci non solo la strada per la Porziuncola, ma il cammino del cristiano. Ringrazio tutti quelli che hanno camminato con me, specialmente chi come me condivide il desiderio di santità ed è rimasto particolarmente affascinato da quel Giullare d’Assisi che non ha voluto altro che diventare l’alter Christus.
Leone
